stanislao farri

 

L’archivio fotografico di Stanislao Farri, pervenuto alla Biblioteca Panizzi dal 1995 al 2006 in più lotti, è costituito da oltre 170.000 pezzi, tra cui negativi in bianco e nero su vetro e su poliestere, alcuni nuclei a colori, alcuni positivi di piccolo formato, e dalle schede d’archivio del fotografo sulle quali sono incollate le stampe fotografiche che costituivano il suo archivio di positivi. Puoi consultare il patrimonio dell’archivio sul catalogo digit.a.re (Digital Archives Reggio Emilia).


Stanislao Farri

Stanislao Farri nasce nel 1924 a Bibbiano (provincia di Reggio Emilia), un piccolo borgo rurale della pianura padana da un’umile famiglia di origine contadina. Nel 1949 lascia la bottega di calzolaio del padre per lavorare, in città, come apprendista tipografo. Nel contesto lavorativo viene a contatto con la tecnica fotografica e sperimenta i materiali fotosensibili. Nel 1943 partecipa per la prima volta ad una mostra fotografica collettiva. Nel 1955 lascia il lavoro da tipografo e abbraccia quello del fotografo professionista mettendo a frutto l’esperienza maturata nel campo amatoriale che mantiene sempre vivo per tutta la sua carriera. Farri ha partecipato ad oltre 500 mostre italiane e straniere ottenendo riconoscimenti internazionali nel settore dilettantistico, mentre in quello della fotografia professionale, si è distinto nel campo della documentazione dei beni culturali e nel campo industriale, lasciando una preziosa attestazione della storia del lavoro nella città di Reggio Emilia. Farri ha intrapreso anche un’intensa attività di indagine relativa alla cultura materiale come, ad esempio, le ricerche sui caseifici e sugli usi e costumi delle classi più umili, arrivando a costituire, nella moltitudine dei soggetti, un archivio di straordinaria importanza. La sua bibliografia conta più di settanta titoli e consiste in prestigiosi volumi sia sulla documentazione dei beni culturali sia della sua ricerca personale.

L'archivio

L’archivio fotografico di Stanislao Farri, pervenuto alla Biblioteca Panizzi dal 1995 al 2006 in più lotti, è costituito da oltre 170.000 pezzi, tra cui negativi in bianco e nero 13×18 cm e 6×7 cm su vetro e su poliestere, alcuni nuclei a colori, alcuni positivi di piccolo formato, e dalle schede d’archivio del fotografo del formato 18×24 cm sulle quali sono incollate le stampe fotografiche che costituivano l’archivio di positivi del fotografo.

Farri aveva un sistema di classificazione per individuare temi, soggetti, e committenti che è stato seguito anche per riordinare l’archivio, una volta acquisito dalla Biblioteca Panizzi.

Nel redigere gli inventari di consistenza è stata effettuata in primo luogo una suddivisione formale, con una sezione dedicata ai beni culturali, una sezione dedicata al lavoro professionale e soprattutto alla fotografia industriale, ed infine, una sezione dedicata al suo lavoro di ricerca, dove si trovano, tra gli altri, i suoi esperimenti all’infrarosso. Gli inventari di consistenza riportano titoli, soggetti, date e formati dei negativi e positivi conservati, e si configurano come una guida sommaria alla totalità dell’archivio di Farri, in attesa di una più precisa e puntuale catalogazione. I lotti dell’archivio di più antica acquisizione sono già stati catalogati e sono quindi presenti nel dba della Fototeca.

Tutti i pezzi dell’archivio di Stanislao Farri sono sono stati condizionati in apposite scatole da conservazione per garantirne la salvaguardia. Ove necessario, i negativi del fondo sono stati inseriti in buste protettive, per preservarle dal tempo.

A seguito dell’acquisto dell’intero archivio, Stanislao Farri ha donato circa 300 vintage prints del formato 30×40 cm relativi alle sue sperimentazioni e sua alla ricerca foto-amatoriale, oggetto della tesi di laurea di Barbara Nicoli nel 1999-2000, insieme ad altri nuclei di stampe da lui eseguiti, come le serie Piâsa céca e Gli spaventapasseri, preziosi documenti per l’arte della stampa in camera oscura, sia in bianco e nero che a colori.

La tecnica

Stanislao Farri ha utilizzato durante la sua carriera la Linhof Technica 13×18 cm corredata con diverse ottiche, la Mamiya c3 6×6, Asahi Pentax 35 mm e la Leicaflex SL anch’essa corredata delle diverse ottiche, dal 28 al 250 mm.

Egli ha svolto numerose sperimentazioni, non solo attraverso le ottiche, ma anche in seguito in camera oscura. Ne sono testimonianza le fotografie realizzate con il mosso e il controluce, inviate a numerosi concorsi nazionali e internazionali per amatori e più volte premiate. Con queste immagini Farri rompe le consuetudini consolidate del gusto imperante, legate all’estetica della forma e introduce, nel mondo amatoriale, nuovi elementi di ricerca.

In seguito sperimenta pellicole fotografiche in bianco e nero, manipolandole e trasferendo l’immagine anche su pellicole fotomeccaniche, utilizzate soprattutto nel campo della grafica e nel campo pubblicitario oltre che nell’editoria e dando vita ad una serie di immagini che l’autore definisce, appunto Elaborazioni. Le Elaborazioni di Farri prevedono anche le solarizzazioni, la creazione di immagini attraverso serie di negativi fuori registro, per conferire sia un effetto grafico sia una sorta di tridimensionalità dell’immagine stessa.

Farri, nello sperimentare i materiali fotosensibili, ha utilizzato anche i cristalli di iposolfito di sodio, il liquido di fissaggio dell’immagine sviluppata in camera oscura, che seccandosi sulla lastra fotografica crea disegni grafici degni di interesse.

L’autore abbraccia, nella ricerca, la nuova concezione affermatasi negli anni Sessanta, che vede la fotografia come linguaggio assoluto, libero dai condizionamenti estetici predeterminati da schemi teorici e da dettami manualistici. Un linguaggio che prende spunto dalla natura dei materiali fotosensibili e dall’ottica piuttosto che dai modelli estetici imperanti. Fondamentale, per Farri è stata l’attività professionale dove le basilari leggi della composizione formale, l’equilibrio dei toni e la conoscenza delle luci sono state tappe fondamentali, da superare e trasgredire in seguito, nel momento della sperimentazione e della ricerca.

Dal 1989 utilizza pellicole in bianco e nero all’infrarosso che conferiscono alle immagini un’aurea e quindi un senso di oniricità che si distacca dal suo stile documentale fino ad allora perseguito, rinnovandosi. Con questa tipologia di pellicola, Farri realizzerà diversi libri fotografici incentrati sulla natura e sul paesaggio.

La ricerca dei materiali fotosensibili e quella formale vanno di pari passo con la sperimentazione del colore. Dagli anni Ottanta in poi, Farri si dedica alla stampa a colori con il metodo Cibachrome, a distruzione di colore. Questo procedimento di stampa permette di ottenere una purezza di colore e una chiarezza d’immagine che ha permesso a Farri di lavorare nuovamente sul suo archivio, riproponendo immagini scattate negli anni precedenti. La sua grande sperimentazione del colore è stata presentata nella mostra Stanislao Farri. Fare fotografia allo CSAC dell’Università di Parma e in seguito a Reggio Emilia nel 1986.

 

Bibliografia di riferimento

Stanislao Farri. Fotografo reggiano, 1976

Stanislao Farri. Fare fotografia, 1986

Gallery

Piazza Roversi , Chiesa del Cristo, 1960 circa

Piazza Roversi , Chiesa del Cristo, 1960 circa

Via Emilia San Pietro, Casa Fiordibelli Boiardi,1975

Via Emilia San Pietro, Casa Fiordibelli Boiardi,1975

Chiesa di San Girolamo, 1970 circa

Chiesa di San Girolamo, 1970 circa

Broletto, 1970 circa

Broletto, 1970 circa

Pensionati, 1968

Pensionati, 1968

Piazza della libertà, 1950

Piazza della libertà, 1950

Palazzo da Mosto, scalone d'ingresso, 1980 circa

Palazzo da Mosto, scalone d'ingresso, 1980 circa

Teatro Municipale, 1980 circa

Teatro Municipale, 1980 circa

Ospedale Santa Maria Nuova, 1965 circa

Ospedale Santa Maria Nuova, 1965 circa

Lavoro sui campi, Canossa, 1950

Lavoro sui campi, Canossa, 1950

Nudità invernale, San Giovanni di Querciola, 1964

Nudità invernale, San Giovanni di Querciola, 1964

Barche in disarmo, 1962

Barche in disarmo, 1962

Mattino sui calanchi, 1967

Mattino sui calanchi, 1967

Albinea, 1981

Albinea, 1981

Carpineti, Pieve di San Vitale, 1970 circa

Carpineti, Pieve di San Vitale, 1970 circa

Canossa, fonte battesimale, 1960 circa

Canossa, fonte battesimale, 1960 circa

Caseificio, Cadelbosco di Sotto, 1978-1979

Caseificio, Cadelbosco di Sotto, 1978-1979

L'uomo e la macchina n. 1, 1971

L'uomo e la macchina n. 1, 1971

Max Mara, servizio fotografico, 1965

Max Mara, servizio fotografico, 1965

RCF, servizio fotografico, 1970 circa

RCF, servizio fotografico, 1970 circa

Siluette sull’ottovolante, Reggio Emilia, 1965

Siluette sull’ottovolante, Reggio Emilia, 1965

Composizione 1, Parma 1974

Composizione 1, Parma 1974

Ormeggio, 1968

Ormeggio, 1968

Composizione 13, Brescello, 1968

Composizione 13, Brescello, 1968



Consulta gli inventari dell’archivio in formato pdf


catalogo della mostra “Stanislao Farri. L’archivio dell’utopia”, 2018

Fondo Stanislao Farri
Biblioteca Panizzi via Farini, 3
42121 Reggio Emilia

referenti
Monica Leoni
tel.  0522 456089
monica.leoni@comune.re.it
 
Elisabeth Sciarretta
tel. 0522 585278
elisabeth.sciarretta@comune.re.it

 

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